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Un'oca speciale


Alla ricerca di una decorazione per l'albero di Natale particolare e simpatica? Una scelta da non sottovalutare è quella dell'oca. Una forma allegra in grado di offrire un tocco primaverile ma con un significato molto profondo. Un'oca, infatti, non lascia mai indietro un suo simile anche durante le lunghe migrazioni e per questo motivo è divenuta simbolo di amicizia, fedeltà e fiducia. Allo stesso tempo il bianco volatile è sinonimo di nascita e vita, quindi si presta molto bene come omaggio portafortuna per le future mamme.

L'oca è molto utilizzata anche nelle fiabe. A testimonianza di ciò si può ricordare i Racconti di Mamma Oca di Perrault. Il grande favolista francese usò proprio il bianco pennuto alla fine del '600 come protagonista del suo volume più famoso, quello che raccoglie storie immortali come "Cappuccetto Rosso", "Cenerentola", "Pollicino", "La Bella addormentata" e "Il Gatto con gli stivali", insomma, il massimo della sua produzione.

Più di un secolo dopo, nel 1812, anche i fratelli Grimm, dedicarono una fiaba al volatile, pubblicando L'Oca d'oro. La storia è ricca di simbolismo e racconta la vicenda di una famiglia con tre figli maschi, tutti taglialegna. L'ultimo, però, considerato un po' picchiatello e soprannominato il grullo, era sempre maltrattato dai fratelli maggiori e dai genitori. Un giorno il primogenito fu mandato nel bosco per tagliare la legna, per pranzo la madre gli aveva preparato una frittata e del vino. Giunto nel bosco incontrò un piccolo uomo che, affamato, chiese di poter avere un po' del suo cibo. Il giovane, però, con arroganza rispose che dividendo il pasto con lui non si sarebbe saziato. Tornato a lavoro, però, l'ascia gli sfuggì e si ferì a un braccio. Così fu il turno del secondo fratello che si comportò allo stesso modo e si ferì a un piede. A questo punto il terzo fratello, il grullo, chiese di poter andare lui. Il padre si oppose ma vista l'insistenza diede il suo benestare. Il giovane si ritrovò nel bosco ma per pranzo la madre non gli aveva dato frittata e vino ma una focaccia sporca di cenere e della birra acida. Giunta l'ora di pranzo il ragazzo fu avvicinato dall'ometto con la solita richiesta di cibo. Il grullo contento per non dover mangiare da solo decise di dividere il suo desco, scusandosi per avere con sé solo pane sporco e birra acida. L'anziano accettò l'offerta e nel momento esatto in cui il giovane estrasse il pranzo questo si tramutò in una splendida frittata e la birra divenne vino. Il giovane con la pancia ben piena tornò al lavoro e mentre tagliava dei rami trovò un'oca ricoperta di piume d'oro. Un vero colpo di fortuna che il giovane, però, decise di non portare a casa. Col prezioso volatile si recò a festeggiare in un'osteria. Qui le tre figlie dell'oste provano a rubare una piuma al volatile rimanendo attaccate. Il ragazzo scappò portandosi le ragazze dietro. Lungo il percorso altre persone rimasero attaccate finché il giovane non arrivò in un paese dove viveva una principessa molto triste, così malinconica che il re aveva decretato che l'avrebbe data in sposa al primo che l'avesse fatta ridere. La giovane vedendo passare quella strana processione di uomini e donne incollate a un'oca iniziò a ridere a crepapelle. Il giovano grullo, così, chiese la mano della principessa ma il re si oppose venendo meno alla sua parola. L'unica opportunità fu quella di offrire al giovane la mano della figlia solo nel caso avesse superato tre prove impossibili. Il giovane per tre volte grazie all'aiuto dell'omino del bosco portò a compimento le missioni finché il re non fu costretto a cedere. Da quel giorno il grullo divenne un principe e l'oca il suo simbolo.

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