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Quel fungo che venne dal freddo



È una delle decorazioni più amate e vendute in tutto il mondo. Il fungo, anzi ad essere precisi l'Amanita Muscaria, col suo cappello rosso a pois bianchi è un must have per gli amanti dell'albero di Natale e tra gli addobbi più collezionati, prediligendo, ovviamente, le produzioni artigianali europee degli anni Cinquanta e Sessanta.


La storia che ha portato questo particolare fungo, in natura velenoso, a diventare uno dei simboli del Natale inizia, però, tanto, tanto tempo fa, nella fredda Siberia. Lì oltre i monti Urali, quando la neve iniziava a sciogliersi, gli abitanti del luogo erano soliti andare a caccia nei boschi. Le spedizioni duravano giorni e giorni e, lungo il cammino, i cacciatori erano soliti trovare molti esemplari di questi funghi dal colore rosso acceso. I cacciatori erano a conoscenza dei pericoli dell'Amanita ma avevano anche scoperto che una volta essiccata e in piccole quantità, era utile per passare le lunghe notti al gelo. Per riscaldarsi, infatti, questi uomini erano soliti prepararsi un infuso con piccoli pezzi di fungo, l'effetto che ottenevano, però, possiamo definirlo un po' psichedelico. La tossina in piccolissima quantità, infatti, provocava uno stato di alterazione. In pratica i cacciatori iniziavano a sognare e a vedere il bosco in modo diverso. Nelle loro visioni comparivano Elfi, gnomi e fate, luci lampeggianti e animali misteriosi che diventavano reali nei racconti che facevano al loro ritorno, rimanendo impressi soprattutto nella mente dei più piccoli.


Questa leggenda dalla lontana Siberia si è spinta fin sopra i nostri alberi, dando vita a gran parte dell'immaginario natalizio, prima ancora della diffusione di Babbo Natale con la giacca rossa o della renna Rudolph. Per trovare una risposta a tale diffusione, però, occorre andare indietro fino agli anni Quaranta del secolo scorso. A partire da quel periodo, infatti, l'Unione Sovietica divenne uno dei più grandi produttori di decorazioni natalizie in vetro soffiato (in realtà i decori erano destinati al loro albero di Capodanno, ma questa è un'altra storia), e iniziò a diffonderli in tutto il vecchio continente, superando anche le divisioni imposte dalla Cortina di Ferro e dalla Guerra Fredda. Dalla Russia, così, iniziarono ad arrivare queste forme colorate e l'albero di Natale, prima dominato da noci, uccellini, stelle e campane si riempì di elfi, gnomi e animali mitologici e, ovviamente, di tanti funghi rossi a pois bianchi. Tale fu il successo che la forma fu ripresa anche dalle prime soffierie che nacquero in Italia proprio a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, divenendo un classico che si continua a produrre ancora oggi, con grande successo.


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